Viaggiare significa anche sperimentare cibi del tutto nuovi, venire quindi a contatto con sapori per noi inusuali che spesso ci lasciano…

A bocca aperta!

Aprire la nostra mente ad arti culinarie diverse presuppone consumarle in ristoranti o simili che ne completano la particolarità.

Ma questo non è l’unico modo per assaporarne il gusto, non è implicito sedersi al tavolo di una taverna, di un’osteria, di una tavola calda per coronare l’idea del viaggio.

Il contatto con il mondo là fuori è un’aggiunta alla bellezza del “mangiare“…
Incrociare le gambe su tappeti di morbida erba, appoggiarsi allo shienale cigolante di una panchina, sedersi su vecchie sedie di plastica sotto ad alberi secolari.

Questo arrichisce non solo il palato, ma anche la vista.

La vista è il senso per eccellenza, permette di avvolgere tutti gli altri sensi e farne una coperta con la quale scaldarsi.

Londra, New York, Barcellona, Siviglia, Atene, sono solo alcune delle città dove ho dato svago al desiderio di mangiare all’aperto

Potrà sembrarti un luogo comune, un’azione poco simbolica, ma ti assicuro che non ho trovato nulla di scontato in questo.

Prendersi cibo take-away in un supermercato di New York e poterlo consumare in Union Square, permette di vedere tutto da angolature inaspettate.

I passanti sono interessanti, così come gli animali che ti si avvicinano speranzosi nell’avere un boccone.

Cerchi perfetti di volatili si aggirano fiduciosi sulle briciole appena cadute, e qualche mendicante chiede una moneta per poter prendere quello che ora sto mangiando.

Anche un semplice panino in Kensington Gardens (praticamente in Hyde Park) a Londra contribuisce a rendere il pranzo un attimo di festa.

Il sole mi ha permesso di sedermi sul manto erboso fresco e rinverdito, attorno si formano gruppi di giovani studiosi, adolescenti innamorati, sportivi, oziosi…

Echi di voci lontane risuonano ed il respiro si fa profondo…

Profumato.

Perchè non permettersi un momento di sonno dopo aver mangiato?

Il movimento dell’acqua sulle barche arenate a un molo riempie il cuore…

E apre le voragini dello  stomaco!

Sono a Barcellona, e i 20 gradi di un dicembre anomalo per me, mi consentono di sedermi in riva al molo sulla Rambla del Mar, vicino a Mare Magnum.

I capelli si muovono, il sole scalda e i piatti illuminati da esso aumentano l’appetito!

Intorno altri stanno accingendosi al pranzo e una nuvola di profumi si forma così penetrante da farmi solleticare il naso.

Il tutto crea un menù dai sapori incomiabili.

Ad Atene ho scoperto la Tiropita, una mezza luna di pasta (quasi come pane) ripiena di formaggio fresco…

Poterla mangiare seduta sul muretto, immersa nel caldo greco ancora sopportabile, ha reso questo pranzo al “sacco” favoloso.

Davanti a me spicca il palazzo del Parlamento e intorno una moltitudine di fiori rossi papavero, fanno capolino tra gli schienali delle panchine.

A Siviglia l’aria di un tiepido gennaio lascia aperta la possibilità di accomodarsi a Plaza de Santa Cruz.

Chi sta passando tiene la giacca aperta… biciclette, motorini, tutto fa pensare a una primavera anticipata.

Mangio Tapas di vario genere e il cielo azzurro sopra di me colora l’umore.

Potrei elencare tanti altri luoghi, ma ora vorrei che fossi tu a scoprirli, lasciandoti inghiottire a tua volta dalla vastità che le città possono offrire al loro esterno.

Le tovaglie e stoviglie non saranno altro che le tue mani e le tue gambe, sulle quali appoggerai un contenitore di cartone, o un tovagliolo…

Nulla più.

Mangerai bene, respirerai ancora meglio e assisterai a scenari interessanti non ostacolati da quattro mura.

Ciao,
Chiara