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Il Viaggio in una vita – Omaggio a Tiziano Terzani

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Tiziano Terzani

Ho proposto a Cristiano di aggiungere al calendario mensile di Viaggio Vero, una sorta di “appuntamento” alla scoperta di personaggi della storia, della letteratura, dell’arte o della cultura in genere che siamo soliti collocare in un luogo fisico, geografico ben determinato e che spesso è uno dei motivi che ci spinge a viaggiare, a conoscere, a spostare un po’ più in là i nostri confini quotidiani.

Attraverso la vita di coloro che hanno costituito il valore aggiunto di diverse città o paesi, in Italia e in Europa, ci vestiremo di “nuovi occhi” per un’avventura insolita, curiosa e affascinante.

Klimt a Vienna, Gaudì e Picasso a Barcellona, l”’azzurra lontananza” della Svizzera di Hesse, l’”ermo colle” di Leopardi, le imprese di Alessandro Magno e la Turchia, le strade dell’Impressionismo, la Corsica di Napoleone e tanti altri percorsi conoscitivi sono qui per riuscire ad arrivare a gustare un nuovo significato di viaggio e trovare così un’atmosfera più ricca e forse, per certi versi, più completa.

***

La prima tappa di questo viaggio simbolico è un omaggio alla figura tanto amata e ricordata del giornalista/scrittore Tiziano Terzani.

Non poteva che essere l’inizio di questo nostro percorso: Terzani, unico vero viaggiatore di un mondo senza confini.

Nato a Firenze il 14 settembre 1938, si laureò in giurisprudenza nel 1961, dimostrando nel corso dei suoi studi grandi doti intellettive, curiosità e interessi che lo proiettarono ben presto a esordire nell’ambito del giornalismo.

I suoi primi articoli, relativi alle problematiche del continente africano, furono gli strumenti che contribuirono alla svolta della sua vita, avvicinandolo in modo definitivo alla sua nuova e illustre carriera.

Collaborò con L’Astrolabio, poi con Il Giorno, ma fu attraverso il settimanale tedesco Der Spiegel che iniziò a viaggiare in Asia come corrispondente.

Visse, in seguito, a Singapore e seguì da vicino la Guerra del Vietnam, da cui prese lo spunto per scrivere uno dei suoi primi libri:

“Pelle di leopardo. Diario vietnamita di un corrispondente di guerra 1972-1973”.

La sua passione per l’Asia si alimentò in seguito con le esperienze di vita che fece ancora a Pechino, Bangkok, Tokyo e Nuova Delhi, che divenne poi sua seconda casa.


Copertina del libro

Le collaborazioni con il Corriere della Sera e La Repubblica lo consacrarono tra i più importanti giornalisti internazionali del nostro tempo, tanto che nel 1997 venne insignito del “Premio Luigi Barzini all’inviato speciale”.

I suoi ultimi anni di vita non furono facili, poiché egli si ammalò di tumore, eppure, nonostante la sofferenza seppe trasformare i suoi ricordi di viaggio in ricordi di vita, di una vita che lo stava lasciando o forse, semplicemente, stava assumendo una dimensione diversa…

Nel libro “Un altro giro di giostra” egli scrive:

“Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non avevo carte geografiche, per il quale non mi ero in alcun modo preparato, ma che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso”.

Il 28 luglio 2004 il mondo rimane orfano di questo grande personaggio che si spegne ad Orsigna (Pistoia) nel suo rifugio tanto amato e intimo, sull’Appennino tosco-emiliano.

Questa breve biografia, però, non rende l’idea della figura simbolo che Terzani ha rappresentato e rappresenta ancora oggi.

Il suo giornalismo fatto di concretezza e spiritualità resta una testimonianza tangibile dei valori assoluti a cui l’uomo deve anelare.

Resta uno degli scrittori interessati di viaggi più profondi e completi che possiamo ricordare.

***

Il suo spirito, il suo modo di essere e di concepire la vita e con essa il significato stesso del “viaggiare” è insito in una interessante intervista del 2002 pubblicata su “Vita-no profit” ad opera di Emanuela Citterio che qui ti presento:

- Che cosa significa per lei viaggiare?

Tiziano Terzani: Significa calarsi il più possibile nella realtà che si incontra.
Lasciarsi guidare dalla curiosità.
E seguire un filo.
Quando viaggio mi lascio guidare dal caso, dagli incontri fortuiti e dall’imprevisto.
Come mi è successo a novembre in Afghanistan, quando ho incontrato in un bazar di Peshawar un capo dei talebani.
Sempre in Afghanistan mi sono fatto guidare da due studenti delle scuole coraniche.
Mi hanno aiutato a vedere il mondo con i loro occhi, altrimenti avrei viaggiato utilizzando solo i miei occhi e i miei pregiudizi, andando solo dove le mie scelte mi portavano.

- Cosa porta in un viaggio?

Tiziano Terzani: Medicine, un computer, dei block notes e qualche libro.
Prima di partire attingo sempre alla piccola biblioteca che mi sono costruito.
Il viaggio vero è solitario.
Alle volte però si ha bisogno di compagnia, e allora i migliori compagni per me sono i libri: stanno zitti quando non li vuoi sentire e parlano quando li vuoi ascoltare.
Ti danno moltissimo senza chiedere nulla e ti aiutano a capire senza ingombrarti.

- Qualche regola per entrare in contatto con la realtà e la cultura del Paese in cui si arriva…

Tiziano Terzani: La prima è non andare mai negli alberghi per turisti.
Nel mio caso, non dormo mai negli alberghi frequentati dai giornalisti, dove c’è un’orribile inseminazione reciproca di voci e di sciocchezze.
A Islamabad vivevo in una pensioncina nella città universitaria.
L’albergo di lusso per turisti fa parte della giostra ad aria condizionata da cui ti fanno vedere un Paese.
Tutt’altra cosa è partire dalla casa da tè del bazar dei raccontastorie di Peshawar.
C’è sporco per terra e si mangia il pane azzimo invece delle brioscine.

- Come si veste?

Tiziano Terzani: Cerco di cammuffarmi un po’, non per fingere ma per partecipare, per immedesimarmi.
Tra me e l’altro c’è un’enorme distanza, spesso incolmabile.
Se camaleonticamente prendo un po’ il colore dell’altro, per esempio vestendomi come lui, questa distanza si accorcia.
In questo modo sono stato l’unico occidentale non musulmano a partecipare in Pakistan all’annuale riunione di un milione e mezzo di musulmani vicino a Lahore.
Se fossi andato in giacca e cravatta con la macchina fotografica non avrei certo vissuto quell’esperienza.

- Che differenza c’è tra il turista e il viaggiatore?

Tiziano Terzani: Il turismo consuma tutto.
L’industria turistica è orribile non solo per fenomeni come la pedofilia e il mercato del sesso, ma perché ha creato una mentalità da prostituzione.
Si vende tutto di un luogo e delle persone che lo abitano pur di fare soldi.
Come è accaduto della mia città, Firenze, trasformata in un’enorme bottega.
Il turista scende da un aereo con l’aria condizionata e viene prelevato da un autobus con l’aria condizionata.
Negli alberghi trova la cucina internazionale che è uguale dappertutto e si lava con un sapone che è lo stesso a Roma e a Timbuktu.
Da noi viene caricato su una barchetta al largo di Benares, fa quattro foto e torna dicendo di aver visto l’India.

- E il viaggiatore?

Tiziano Terzani: Per tornare viaggiatori bisognerebbe ritornare a essere come gli unici veri viaggiatori: i pellegrini.
Solo così è possibile salvare il turismo e le sue destinazioni.
In Cina, secoli e secoli fa il primo turista è stato uno che ha lasciato la sua casa per cercare in India le scritture sacre, i testi vedici, che poi ha tradotto dal sanscrito al cinese e sono ancora oggi conservati in due pagode nel sud del Paese.
Il pellegrino è uno che ha rispetto, che venera il posto in cui va.

- Un paio di consigli per tornare ad essere viaggiatori…

Tiziano Terzani: Bisogna darsi tempo.
Chi pensa di fare tutto in tre giorni, visitando ogni ora qualcosa, ha finito di vivere il viaggio, non può mai lasciarsi andare. Si dovrebbe poi viaggiare alla ricerca di qualcosa.
Ci può essere chi è mosso dal desiderio di conoscere un posto dove si coltiva la barbabietola in modo diverso, è già qualcosa, è una ragione per viaggiare.
Bisogna prepararsi alla scoperta, leggere qualcosa di bello, ritrovare la poesia del viaggio.

***

Tra le opere più famose di Terzani “Un indovino mi disse” è quella che credo meglio incarni il suo modo di essere, attento, curioso, affascinante.

Un diario-cronaca alla scoperta dell’Asia, in un viaggio compiuto senza mai prendere un aereo, ma solo mezzi locali, per seguire la profezia di un indovino.


Copertina del libro

L’ultima intervista del 2004, Anam Il Senzanome, invece, ci propone una figura segnata dalla malattia ma dall’animo ancora riflessivo, partecipativo e attento, intriso di pace interiore e di serena accettazione della morte, traguardo che ben presto raggiungerà.

=> http://www.youtube.com/watch?v=ercdNr6Xd5M&feature=fvwk

“Ciò che è fuori è anche dentro; e ciò che non è dentro non è da nessuna parte. Per questo viaggiare non serve. Se uno non ha niente dentro, non troverà mai niente fuori. È inutile andare a cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di sé”. (da “Un altro giro di giostra.Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo”).

Articolo di
ValMa (Valeria Copperi)

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