Degustazione grappa invecchiata

Degustazione grappa invecchiata – Foto di Irene

 

Se ti parlo di Trentino Alto Adige la prima immagine, che dovrebbe comparire nella tua mente, è quella di alte montagne che si stagliano verso il cielo, immensi prati, scarponi e rifugi da raggiungere dopo lunghe escursioni!

L’atmosfera è sicuramente questa, ma oggi non ti descrivo, o almeno non solo, luoghi e itinerari, ma la storia di persone e della loro passione.

Fra quelle imponenti montagne ci sono storie di famiglie e tradizioni, che rendono questa regione ancor più ricca e interessante e, in particolare, mi sto riferendo alla Val di Cembra.

Se stai programmando un viaggio in Trentino potresti passare da questa valle, a poca distanza da Trento e dalla Val di Fiemme, è un luogo che ospita svariate distillerie, dove potrai osservare come, in queste zone, nascano pregiati distillati.

Un panorama… trentino!

Un panorama… trentino! – Foto di Irene

 

Con dei fantastici compagni di viaggio ho trascorso così un week end tra le grappe!

Grazie ad Alessandro Maurilli che ha organizzato una due giorni davvero particolare!

L’Istituto Trentino Grappa, promotore di questa iniziativa, ci ha condotto attraverso l’affascinante mondo della grappa trentina, e abbiamo così scoperto come questa sia un vanto di eccellenza e sia indubbiamente una produzione di alto livello.

Partecipare a un viaggio di questo tipo per una persona che normalmente non beve grappa direi che è proprio una bella esperienza!

Soprattutto quando ti ritrovi un bicchiere in mano e temi che anche un solo sorso sarà talmente forte da cambiare l’aspetto della giornata.

Devo dire che fino a quel momento se sentivo la parola “grappa” mi venivano in mente per lo più bar dove serissimi vecchietti si sfidano a colpi di carte, ma dopo questo week end direi di poter associare anche altre immagini con un target sicuramente più giovanile!

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L’istituto di cui ti ho accennato, come ci ha spiegato Martino Paolazzi che, con la sua famiglia, ha fatto della grappa il suo lavoro, è un ente che garantisce la qualità dei distillati.
Martino, in prima persona, partecipa alle attività dell’Istituto e si occupa di dare una sorta di “bollino di garanzia” alle grappe che vengono giudicate da una commissione di esperti.
Quindi, da oggi, se trovi questo simbolo con il tridente su una bottiglia di grappa trentina devi sapere che quella grappa è stata controllata e certificata dall’Istituto, ha passato una serie di test ed è stata degustata e approvata da veri intenditori.
Non è ovviamente obbligatorio avere questa certificazione, ma per chi acquista il prodotto è sicuramente una garanzia in più di qualità!

Il simbolo con il tridente

Il simbolo con il tridente – Foto di Irene

 

La distilleria di Martino, a Faver in Val di Cembra, è stata l’ultima che abbiamo visitato e quindi, dopo due giorni, eravamo molto più abituati a passare da un bicchiere all’altro cercando di individuare le differenze.
Ma anche qui la cosa che più mi ha affascinato, oltre a scoprire le differenze di aroma delle varie grappe con un ampio dibattito tra i gusti delle donne che prediligono le grappe invecchiate, è come le distillerie siano delle vere e proprie famiglie dove, tutti insieme, divisi i compiti, si coccola questo prodotto, che fino alla fine del processo tiene con il fiato sospeso!

Il tempo in questi luoghi assume tutto un altro significato e come un innamorato che attende la sua bella, così poi arriva… Rachele!

Ecco una delle tante curiosità scoperte sulla grappa!

Rachele” è, infatti, il nome che le veniva dato, diciamo in codice, ai tempi del proibizionismo quando chi voleva della grappa, per non farsi capire, chiedeva appunto di Rachele!

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Il nostro viaggio, in questo mondo di tradizioni, è stato guidato anche da Bruno Pilzer, dell’omonima distilleria Pilzer, che ci ha raccontato la sua personale storia e di come abbia portato la distilleria di famiglia a essere un punto di riferimento tra i distillati.

Bruno è in grado di incantare con i suoi racconti e, partendo dalle sue esperienze, ti fa incontrare il sapore di grappe barricate, di esperimenti e di tradizionali distillati dal sapore forte e deciso.

E’ enologo, giurato di concorsi, ma è stato anche sindaco del suo paese e l’amore per il prodotto che fa lo scopri semplicemente dalla passione con cui spiega la delicatezza e la particolarità del processo di distillazione.

La distilleria Pilzer ci ha incantato, prima di tutto, per lo splendido paesaggio di cui si circonda: è, infatti, caratterizzata da una vetrata che ti permette di essere avvolto dalle montagne e, fra strumentazioni e grossi tubi, i tuoi occhi godono di tutta la natura che c’è lì fuori.

Distilleria Pilzer

Distilleria Pilzer – Foto di Irene

 

Bruno ci tiene molto a questo dettaglio e ci spiega che il processo di distillazione è molto lungo e fatto di attese e per questo il distillatore… deve trovarsi in un ambiente piacevole per passare tanto tempo.

Le montagne di questa vallata sono sicuramente la cornice ideale!

Se curiosi nel locale principale della distilleria Pilzer troverai anche un vecchio sgabello, messo lì quasi per caso, un po’ malandato, sgualcito e apparentemente di poco valore.

Lo sgabello… la vera storia della distilleria!

Lo sgabello… la vera storia della distilleria! – Foto di Irene

 

Lui è quasi la “vera” storia di questo luogo perché è lì dall’inizio ed è lo stesso sgabello, che il padre di Bruno usava quando distillava, e oggi è ancora lì ad assolvere il suo compito, portando, in ogni sgualcitura, un ricordo e un profumo dei distillati di questa famiglia.

Pilzer inoltre si occupa di distillare anche la frutta e così qui nascono le acquavite alle pere o alle mele cotogne, insomma delle chicche per buongustai!

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Il processo di distillazione e i primi assaggi li abbiamo però provati alla distilleria Zeni, dove passo passo abbiamo visto tutto il processo di distillazione, fino all’imbottigliamento.

E l’importante è sapere che la distillazione è tutta una questione di “testa, cuore e coda”.

Ebbene sì perché solo togliendo testa e coda… si ha la vera essenza della grappa!

In pratica nel processo di distillazione ci si ritrova ad avere non solo la parte alcolica, ma anche vapore acqueo e altre sostanze, non gradevoli, contenute nelle vinacce.
Queste ultime sostanze vanno eliminate ed è questo il “taglio delle teste e delle code”.
La prima parte del distillato è la testa, poi c’è il cuore, che è la parte che va tenuta ed è poi il distillato e, per finire, la coda che contiene anch’essa delle parti che non renderebbero pregiata la grappa.

Ovviamente ho semplificato molto la descrizione di questo processo, ma è fondamentale sapere che la bravura di un distillatore consiste proprio in questo particolare momento, in cui si separano i tre e si… ottiene solo il cuore.

Distillare è un’arte che si tramanda di generazione in generazione e ogni famiglia custodisce gelosamente il segreto che dona qualità alla propria produzione.

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E per completare il nostro week end?

Abbiamo visitato anche la rassegna e concorso internazionale di Müller Thurgau, a Cembra.

Il 90% di questa coltivazione di viti è proprio trentina, quindi come perderci un assaggio di questo vino giallo paglierino, dal profumo intenso e ricco di tutti i sapori della montagna?!

Se avrai occasione di un bel viaggio in questa valle ti posso solo augurare di poter fare un bel “resentin” in compagnia, ovviamente con una grappa della Val di Cembra!

Ah dimenticavo… il resentin è quando metti la grappa nella tazzina del caffè finito… ma lo fai solo perché ci tieni a risciacquare così la tazzina perchè sia bella pulita! 😉

Per continuare il viaggio tra le grappe della Val di Cembra ecco l’album completo con le fotografie scattate nel weekend.

Articolo di
Irene
http://www.d-ire.com/